T-shirt e gadget ironici. Chiaralascura, linea vegan travolgente.

Chiara è vegana, grafica e neo-artigiana della serigrafia. Ha inventato “Chiaralascura”, una linea di t-shirt e gadget ironici a tema vegan, stampati su materiali ecologici, biologici e fairtrade. Un lavoro impegnativo, nel quale lei mette tanta passione, comunicando messaggi profondi. Eccovi la nostra intervista.

 

Comincio proprio dall’inizio…come e quando è nata l’idea di lanciarti nell’avventura di “Chiaralascura”?

Nel 2010 lavoravo in un’agenzia pubblicitaria come grafica e videomaker, non ero felice  delle mie condizioni contrattuali e sopratutto non ero soddisfatta, l’ambiente era molto ansiogeno e non sentendomi apprezzata e valorizzata non riuscivo ad esprimermi al meglio.

Ero diventata vegana da poco, disegnare mi è sempre piaciuto, così ho iniziato quasi per gioco a pensare delle magliette, sia a tema vegan/animalista che a tema libero, con le mie grafiche. All’inizio le vendevo su Zazzle, una delle tante piattaforme che stampano t-shirt on demand  e danno una percentuale sulle vendite ai creativi, poi, anche in vista della decisione di cambiare posto di lavoro e vedendo che le mie creazioni piacevano, ho deciso di buttarmi.

A ottobre 2010 ho aperto la partita iva e ho partecipato alla mia prima fiera vegan, la Sagra del Seitan di Arezzo. Da quel momento questo è stato il mio lavoro.

 

 

 

Come prendono vita i soggetti che popolano i prodotti della tua linea?

Ogni maglietta ha una sua storia e un percorso diverso, a volte scelgo il tema e lo sviluppo  in diversi disegni, per poi selezionare il più convincente, altre volte la cosa è più immediata.  Dopo il disegno arriva la scelta della maglia, della borsa, della tazza, la preparazione degli impianti di stampa e la stampa vera e propria.

Infatti dal 2013 Chiaralascura oltre che negozio online è anche e soprattutto laboratorio artigianale, dove stampiamo uno a uno tutti i prodotti.

 

 

Abbigliamento, tazze, spille, borse, quaderni…la tua linea è molto ampia e varia, a quale pubblico ti rivolgi?

Mi piace pensare che il mio cliente-tipo sia un po’ come me, vegano, giovane dentro anche se è ultratrentenne (o cinquantenne), perennemente vestito da teenager, decoratore compulsivo di giacche che ormai strabordano di spillette e toppe. Uno che piange guardando foto di gattini, ride per i meme e si incazza a morte contro lo specismo, il razzismo, il sessismo, il body shaming, l’omofobia. Un vegano poco fissato con salute e bellezza e più interessato a creare un mondo più etico e a mangiare pizze vegan giganti. In realtà i miei clienti sono variegati, anche se piaccio più ad un pubblico femminile che maschile e la fascia di età di chi acquista va di solito dai 18 ai 40.

 

 

Cosa caratterizza i tuoi prodotti?

Dal punto di vista del disegno sono sempre abbastanza ironica e, non essendo un mostro di tecnica, i tratti sono molto semplici. I materiali invece sono sempre ecologici (cotone bio, bambù, tencel, poliestere riciclato) e provenienti da filiera etica (certificati fairtrade e fairwear) o fatti  a mano in Italia.

 

 

Quali sono le più grandi soddisfazioni ottenute fino ad oggi? E le difficoltà maggiori?

Sono felice di essere ancora qui e sono orgogliosa di vendere le mie maglie non solo in Italia ma anche all’estero, dagli Stati Uniti all’Australia passando per la mia amata Gran Bretagna, che è uno dei paesi in cui vendo di più. Le difficoltà sono tante: sopravvivere come piccola azienda in Italia, con una tassazione da incubo che ti permette a malapena di vivere, è molto complicato, poi c’è il farsi tutto da soli o quasi, dalla comunicazione ai social, dalla newsletter alle foto, dalla stampa alle spedizioni.

Infine è complicato riuscire a far capire al cliente perché una tua t-shirt costi 30 e non 10-15 euro, cosa ci sia dietro, la differenza tra un materiale scadente e inquinante e un filato bio e la differenza tra una produzione che sfrutta i lavoratori tessili e una fairtrade o handmade.

 

Hai un sogno nel cassetto ancora da realizzare?

Vorrei fare un passo avanti e realizzare anche capi diversi dalla maglietta: vestiti, gonne, pantaloni, giacche. Ci sto lavorando ma sarà un percorso lungo. Un’altra cosa che vorrei fare è portare Chiaralascura all’estero, in un paese più facile per la piccola impresa e dove la moda etica venga capita e apprezzata maggiormente.

 

 

Info

http://chiaralascura.com

 

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