Vino vegano e biologico.

Una filosofia di vita a contatto con la terra.

Avete mai sentito parlare di vino vegano? Noi abbiamo incontrato una persona che, producendolo con grande cura e attenzione, ci ha aperto un vero e proprio mondo tutto da scoprire.

Una scelta impegnativa, vissuta a contatto con la terra, ricca di conoscenze, valori e principi guida.

Claudio Meda Godino è titolare della Tenuta Luigi Meda. Il vino che produce non solo è buono, ma racchiude in sè tutta una filosofia di vita. E’ lui a raccontarci come coltiva la sua uva, e basta leggere le sue parole per capire quanta passione ci metta e quanto ci sia da conoscere sul vino. Ho scelto di riportare per intero il contributo che ci ha scritto: leggetelo con attenzione, vi si aprirà un mondo.

vigneto-meda

“Partendo dal principio, e quindi proprio da questa stagione, cominciamo a parlare della concimazione, che in un’ottica vegana non andrebbe fatta con letame che, oltre a provenire dagli allevamenti, ha un elevato rischio di contenere residui chimici, ormoni ed antibiotici. Oltre a ciò il letame, se non è ben maturo, risulta essere eccessivamente acido, pieno di parassiti e decisamente troppo ricco in azoto, quindi le piante crescono molto velocemente, producono tanto, ma muoiono presto. Diciamo che la famosa frase che il terreno è tutto, vale sia in ambito agricolo che per il corpo umano. Dal punto di vista biologico, piante che crescono in questo modo (troppo spinte) sono indifendibili, per questo occorre poi una lotta altamente chimica per proteggerle, lotta che aumenta forzatamente le dosi nel tempo, e che deve spesso cambiare i principi attivi per essere efficace.

tenuta-meda

La giusta strada è dare alla pianta il minimo necessario per svilupparsi e far si che sia lei stessa a mettere in atto una difesa in interazione con l’ambiente circostante, da organismo vivente quale è di fatto. Quindi la concimazione ideale deve essere equilibrata, possibilmente eseguita con humus di lombrico, o terriccio in eccesso dei boschi, o comunque preparati vegetali ottenuti in questo modo, neutri, equilibrati e nutrienti. Fondamentale per questo approccio è la non coltura, cioè non arare i terreni, dato che un terreno dove si sfalcia solamente è un terreno vivo, ricco di lombrichi e micro organismi che portano nutrimento ed equilibrio, consentendo alla pianta di espandere più facilmente le radici e trovare un ambiente ideale per la giusta crescita.

Per concimare in regime di non coltura esistono varie tecniche e possibilità, per parlarne dovremmo aprire un nuovo, lungo capitolo. Ogni tanto occorre smuovere il terreno vicino alla pianta, per via del compattamento provocato dai trattori, ma solo per i vigneti classici che seguono le linee di collina, o nei terreni di pianura troppo ricchi di umidità, mentre nei vigneti di collina messi a rittochino, quindi da monte a valle, non esiste la problematica del compattamento e si può fare un inerbimento totale.

tenuta-meda-storia

Nelle fasi successive si pota, operazione che va fatta con un elevato rispetto dello sviluppo della pianta, in periodi in cui non rischi subito dopo di gelare, portando a necrosi una parte del legno vicina al contatto con l’esterno. Dopo la potatura si eseguono lo stralcio dei legni e la legatura dei capi a frutto, che va fatta con materiali biodegradabili. Si trinciano i legni in loco, oppure si tirano via per utilizzarli, o bruciarli, considerando che esiste il mito che tirandoli via si evitino dei possibili passaggi tra i legni di risulta e la pianta di organismi nocivi, ma siamo sempre li, terreno e piante sane non temono gli attacchi.

Le successive operazioni le cito solo, essendo uguali per qualsiasi azienda: legatura del verde, spollonatura delle piante, gestione delle infestanti e cimatura dei tralci in eccesso. Solo i trattamenti fitosanitari sono decisamente diversi, nel biologico vengono eseguiti sostanzialmente con zolfo e rame estratti naturalmente, che non possono superare certe dosi per ettaro, e con altri prodotti naturali volti a mantenere un equilibrio della popolazione degli insetti. Ovviamente ribadisco il concetto che la prima vera medicina per le piante è il rispetto, il non sottoporle ad operazioni fuori tempo, o con macchinari inadeguati, che le pongono in uno stato di stress pericoloso. In queste fasi risulta essere vegano qualsiasi agricoltore, a parte le aziende biodinamiche che usano dei preparati omeopatici ottenuti con parti animali.

vigna-meda

La vendemmia deve essere al momento rigorosamente effettuata a mano dal punto di vista bio, ed anche qui, sia i lieviti che il metabisolfito di potassio che si aggiungono in fermentazione, sono gli stessi per ogni tipologia di azienda, naturali e vegani.

In vinificazione, dal punto di vista vegano, bisogna evitare la colla di pesce, farine animali o sangue di bue (questo per la verità è in disuso da parecchio) a favore, potendo, di un lungo processo di decantazione e pulizia naturale nei tini… ciò significa che più velocemente una vendemmia diviene vino, più avrà avuto bisogno di processi chimici depauperanti per ciò che concerne la presenza di micronutrienti, fermenti, tannini e così via.

Ovviamente è assurdo fare della meravigliosa uva bio, ricchissima in nutrienti e povera di schifezze chimiche, per poi rovinarla in un processo di v

uva-meda-grossa

inificazione che vanifica tutto, andando anche a ridurre il preziosissimo resveratrolo, elemento utilissimo per la lotta ai radicali liberi. Oltre a ciò, si riducono i fermenti attivi, rendendola una sostanza inerte, che va ad incidere in modo negativo sulla digestione, portando il classico cerchio alla testa, che non è dovuto

all’alcool, ma all’assenza di fermenti, e alla

eccessiva presenza di solfiti per stabilizzare il vino.

Quindi, per avere un prodotto salutare ed effettivamente benefico per l’organismo umano, vanno osservati dei semplici principi, che sono il rispetto del terreno, delle fasi di crescita delle piante e delle loro caratteristiche. Principi che andrebbero applicati su ogni tipo di coltura. Ovviamente dal punto di vista vegano in tutte le operazioni citate, come anche l’imbottigliamento ed il confezionamento, vanno evitati prodotti di origine animale”.

0 Comments

X